CALANO I LAVORATORI DOMESTICI

Osservare l’andamento del mercato del lavoro nel settore domestico permette di avere un quadro sociale aggiornato sul fronte dei servizi di ausilio familiare.

Da ormai 30 anni, il settore domestico si è implementato di servizi di cura alla persona (badanti e babysitter) aggiungendosi a quelli della cura della casa (Colf) e passando da meno di 200.000 occupati regolari a quasi 1 milione. Numeri che non tengono conto del diffusissimo lavoro nero che raddoppierebbe la dimensione occupazionale.

I dati resi pubblici dall’Osservatorio Inps sul settore domestico nel 2023 confermano il calo occupazionale registrato anche nell’anno precedente, annullando definitivamente l’aumento registrato negli anni 2020 e 2021, caratterizzato da una pessima legge sulla regolarizzazione e l’emersione dal lavoro nero.

Il calo è omogeneo in tutte le aree geografiche del paese con una maggiore evidenza della professione della cura della casa (colf).

L’occupazione regolare ritorna ai dati del 2019 con una particolarità riferita al calo delle badanti che si ripete per il secondo anno consecutivo. Un dato in controtendenza dalle prime rilevazioni Inps di questa professione e perennemente in crescita. Un calo che non coincide con la crescita delle persone anziane non più autosufficienti.

Possiamo supporre quindi che sia cresciuta l’assistenza fornita da un familiare e che si siano sentiti gli effetti dell’inflazione dell’anno precedente trasferiti nella rinuncia ad assumere badanti o di ridurne l’orario. È più facile supporre che si sia incrementato il lavoro nero per risparmiare, evadendo il pagamento dei contributi Inps, non irrilevanti nel caso di un servizio in convivenza.

Anche il fenomeno in crescita di agenzie specializzate nella cura domiciliare dell’ultimo decennio – passate da 200 a oltre 1000 – non giustifica il calo occupazionale nel lavoro domestico.

Altro elemento preoccupante è il continuo invecchiamento delle lavoratrici. Negli ultimi 10 anni le over 50anni sono passate dal 38,3 al 59,3 per cento. Un dato che, se non invertito, rischia di peggiorare ulteriormente il già difficile reperimento di manodopera nel settore.

Escludendo il biennio 2020/21, l’occupazione italiana nel settore si mantiene stabile degli ultimi anni anche se più presenti nella cura della casa.

  • Le ore lavorate dalle lavoratrici nel settore in un anno assommano a 280.052.778, mentre la media settimanale è di 27, 98 ore.
settimane lavorate%
fino a 12 settimane22,11%
da 13 a 32 settimane23,23%
oltre a 32 settimane54,66%
  • La fascia di maggiore addensamento orario settimanale è quella tra le 25 e 29 ore con il 21,2% delle lavoratrici.
  • La permanenza al lavoro durante l’anno registra il 22,1% sotto i 4 mesi, il 23,2% fino a 8 mesi e il 54,6% superiore agli 8 mesi.
  • Gli stipendi dei domestici sono cresciuti negli ultimi 10 anni del 13%, contro un’inflazione del 24%.
  • Il valore economico del lavoro domestico in Italia e di € 7.332.055.319, di cui il 15,5% contributi Inps. Se contemplassimo anche il lavoro nero si arriverebbe a 12 miliardi l’anno.

Conclusioni:

Esaminando nel suo complesso le statistiche che analizzano il fenomeno dei servizi domiciliari in Italia emerge che la domanda di ausilio familiare, in particolare quella relativa alla cura della persona, subisce l’assenza di politiche di supporto che generano distorsioni evidenti su molti aspetti.

Le famiglie hanno sempre più necessità di essere supportate da servizi qualificati, il blocco del turnover di manodopera limita la ricerca di personale e la sua riqualificazione, l’aumento del lavoro irregolare (nero o grigio) sembra essere l’unica soluzione praticabile ma, oltre a mantenere dequalificato il settore, genera la crescita di contenzioso e di sfruttamento. Nella sostanza un welfare familiare lasciato al proprio destino. Pur di non assumersi l’onere della responsabilità di riformare le regole del settore, ci si rassegna a considerarlo come male ineluttabile e chiuso nelle quattro mura domestiche.

Se l’assenza di responsabilità morale verso le persone anziane e le lavoratrici è purtroppo prevalente, ci si misuri allora sugli aspetti freddi dell’economia. L’evasione annua dell’IRPEF nel settore supera il miliardo e oltre 110 milioni di evasione previdenziale e assistenziale all’Inps.

Se la maggiore propensione occupazionale nel settore è composta da lavoratrici extracomunitarie, la legge Bossi-Fini ne limita fortemente l’accesso regolare ingrossando l’esercito degli irregolari (oltre 600.000) più che prevedere flussi di entrata complicatissimi per le famiglie, sarebbe più efficace fornire agli irregolari presenti sul territorio nazionale un permesso di ricerca di lavoro valevole per 12 mesi, magari collegato a percorsi di formazione professionale.

È ormai evidente a tutti che, se non si interviene economicamente a favore delle famiglie per ridurre i costi di assistenza di ausilio, la situazione non potrà che peggiorare.

La riqualificazione del settore deve quindi passare gradualmente attraverso la valorizzazione di imprese accreditate in grado di regolarizzare le lavoratrici, formarle e supportare il servizio. Questo permetterebbe servizi più qualificati, migliore integrazione e tutela delle lavoratrici e coordinamento più efficace con l’aspetto sanitario.

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