Chi si prenderà cura delle persone fragili nei prossimi dieci anni?

Il commento della Presidenza di Professione in Famiglia


“I numeri del decennio 2016-2025 ci consegnano una sfida sociale che riguarda l’intero Paese: garantire assistenza a una popolazione sempre più anziana e non autosufficiente. Le famiglie non hanno bisogno soltanto di ore di assistenza, ma di competenze, continuità e servizi organizzati. Per questo riteniamo indispensabile rafforzare l’intera filiera della cura domiciliare, sostenendo sia il lavoro domestico sia le imprese specializzate che rappresentano una risorsa strategica per il welfare di prossimità.“

“Il futuro dell’assistenza domiciliare non dipenderà solo dal numero delle persone da assistere, ma dalla nostra capacità di formare e organizzare chi sarà chiamato a prendersene cura.”

I servizi di ausilio familiare entrano nel welfare aziendale grazie all’accordo tra Professione in Famiglia ed EPASSI

Grazie all’accordo di collaborazione tra Professione in Famiglia ed EPASSI, società specializzata nell’erogazione di servizi di welfare aziendale a favore di oltre 750 imprese, i servizi di ausilio familiare entrano per la prima volta in Italia all’interno di un sistema strutturato di welfare destinato ai lavoratori.

I circa 300.000 lavoratori che utilizzano i servizi EPASSI, insieme ai loro familiari, potranno accedere a informazioni qualificate e a orientamenti pratici per progettare e organizzare percorsi di assistenza domiciliare adeguati ai bisogni della persona assistita. A supportarli vi saranno i Procuratori d’aiuto, professionisti esperti nella gestione e nel coordinamento degli interventi di cura.

Attraverso una pagina web dedicata, gli utenti potranno inoltre individuare e contattare imprese specializzate nell’erogazione di servizi di assistenza familiare, beneficiando di uno sconto del 5% sulle tariffe applicate.

Questo importante risultato è stato reso possibile grazie all’attività di mediazione e rappresentanza svolta da Professione in Famiglia, che opera per mettere in relazione le famiglie, i Procuratori d’aiuto e le imprese specializzate del settore.

L’accordo rappresenta un passo significativo verso un modello di welfare sempre più vicino ai bisogni concreti delle persone, riconoscendo il ruolo centrale delle famiglie che, ogni giorno, si trovano ad affrontare la complessa responsabilità della cura di un proprio caro.

Professione in Famiglia e CONFAPI Salute a confronto

Il 30 aprile si è svolto un confronto tra Professione in Famiglia, rappresentata da Aldo Amoretti e Perin Bruno, e Confapi Salute, Università e Ricerca, rappresentata dal presidente Michele Colaci, per approfondire le tematiche legate alla salute in generale e in particolare sugli aspetti assistenziali verso la persona.

Le parti, nel condividere la complessa fase di garanzia generale delle condizioni sanitarie del paese e nel confermare il ruolo centrale del Servizio Sanitario Nazionale, ritengono utile fornire al mercato strumenti complementari in grado di migliorare le condizioni dei cittadini e delle famiglie.

Nell’ambito delle rispettive sfere di rappresentanza considerano l’ambito dell’assistenza domiciliare uno dei segmenti cui prestare particolare attenzione per migliorare gli standard di qualità nei servizi.

In particolare, l’orientamento condiviso di creare le migliori condizioni di cura domiciliare, necessita un sistema efficiente di intervento sanitario e assistenziale per gestire al meglio questi momenti di complessità che coinvolgono l’intero nucleo familiare.

Per tali motivi concordano di proseguire il confronto ed elaborare strategie comuni che mettano in sinergia le imprese che le parti rappresentano.

Ritengono inoltre che sia necessario per il settore definire percorsi contrattuali con i sindacati per convenire un quadro di regole innovative tendenti a meglio definire la sfera di applicazione della rete socio-sanitaria-assistenziale e del welfare in generale, alla riqualificazione del personale impegnato, tutele e diritti coerenti con le dinamiche del settore e in contrasto alle diffuse forme di irregolarità presenti.

TERREMOTO NEL SETTORE – URGE INCONTRO MINISTERIALE

Intervista a Bruno Perin, vicepresidente di Professione in Famiglia

Ad alcune cooperative sociali, coinvolte nell’Ispezione straordinaria del Ministero dell’industria e del Made in Italy (MIMIT) l’anno scorso, si sono viste recapitare una comunicazione di diffida con perentorio vincolo di trasformare tutti i rapporti di cococo in subordinato, in alcuni casi rettificando precedenti verbali che avevano riscontrato la sostanziale regolarità contrattuale. Ci può spiegare cosa sia capitato?

Purtroppo lo possiamo solo supporre perché, nonostante avessimo incontrato nel luglio scorso il MIMIT e a dicembre il Ministero del Lavoro sul tema oggetto dell’ispezione straordinaria, fornito molte informazioni sul settore e l’oggettività dell’uso dei rapporti di cococo, non ultimo l’adozione del CCNL da noi sottoscritto, il MIMIT ha ritenuto di dare una interpretazione molto rigida ad una risposta al quesito da questi ultimi posto al Ministero del lavoro sulla correttezza contrattuale adottata.

 Può essere più specifico?

Si. Il Direttore Generale del Dipartimento per le politiche del lavoro, Dott. Romolo De Camillis, risponde che, esaminato il CCNL applicato, sostiene che l’autonomia di un cococo non può essere riscontrata dalla sola libertà di accettare o rifiutare un incarico proposto dal committente ma tralasciando tutti gli altri punti previsti dal CCNL che completano i requisiti di autonomia operativa, garantendo un rapporto di etero organizzazione che sta alla base della para-subordinazione.

Inoltre, entra nello specifico della rappresentatività delle parti che hanno sottoscritto quel CCNL, evidenziando che Professione in Famiglia non raggiungeva la metà delle provincie con proprie sedi associative, citando in merito una circolare dello stesso ministero del 1995.

Quindi?

Quindi, il MIMIT, senza segnalarci alcunché e rifiutando due richieste di incontro da noi formalizzate per fare il punto della situazione, pensò nella propria legittimità ispettiva di emettere delle diffide rigidissime e informare i propri Revisori sulla linea da seguire quando effettueranno le visite annuali alle cooperative sociali.

Questo che impatto potrebbe avere sulle imprese?

Se non venisse modificata l’impostazione, tutte le cooperative sociali sarebbero costrette a cessare l’attività. Parliamo di oltre 1.000 imprese, 35.000 lavoratori e circa 200.000 persone assistite a domicilio a cui verrebbe interrotto il servizio. Questo perché la tipologia del rapporto di subordinazione non è compatibile con l’organizzazione del lavoro di queste imprese e perché non esiste un altro CCNL applicabile.

Ritorniamo alla rappresentatività di Professione in Famiglia e sulla presenza provinciale.

Si. La circolare del 1995 sostanzialmente dice che, in attesa che il legislatore definisca con precisione i parametri per misurare la maggiore rappresentatività delle organizzazioni sindacali (numero di iscritti, contratti collettivi sottoscritti e diffusione territoriale) il Ministero del lavoro adottava temporaneamente un parametro di riferimento che era quello della presenza di sedi sindacali almeno nella metà delle provincie. Deroghe a questa misura potevano essere riconosciute e prese in considerazione.

Perché si sostiene che la vostra associazione non rientra in questi parametri?

Innanzitutto, precisiamo che la citata circolare, pur autorevole, riconosce l’assenza di una legge precisa in merito. Legge che non è mai stata emanata dal Parlamento. È quindi evidente che i vari governi abbiano ritenuto di mantenere il massimo delle libertà sindacali senza porre vincoli di esclusività o primazia organizzativa. Ciò nonostante, la risposta non prende in considerazione che la nostra associazione era iscritta all’AGCI, storica centrale cooperativa presente su tutte le province italiane e quindi, le loro sedi erano anche le nostre.

Ma, ammesso e non concesso questo parametro geografico facilmente contestabile, nessuna legge impedisce la sottoscrizione di un CCNL ovvero la sua adozione di diritto o decadenza. Supponiamo che per assurdo un’associazione avesse 54 sedi provinciali e ne chiudesse una per riaprirla dopo 6 mesi, quel CCNL verrebbe meno per tutti i lavoratori nei sei mesi di vacanza? Non scherziamo!

Si suppone che si intenda garantire la presenza più diffusa possibile tra la popolazione del paese per garantire il massimo della partecipazione democratica?

Infatti, ci pare un principio condivisibile ma le nostre sedi che si affiancano a quelle dell’AGCI sono oltre 120 e possono essere punto di riferimento provinciale per oltre 34 milioni di italiani, abbondantemente superiori alla metà della popolazione italiana.

Inoltre, nel 1995 eravamo agli albori di internet, oggi la partecipazione passa anche, se non soprattutto attraverso videoconferenze telematiche, cosa che facciamo quotidianamente con i nostri associati e lo abbiamo fatto durante tutta la negoziazione dei contratti che abbiamo sottoscritto.

Ora cosa intendete fare?

Subito dopo aver letto la documentazione dei Ministeri, abbiamo immediatamente inviato le nostre controdeduzioni e richiesto un incontro urgentissimo invitando il MIMIT a sospendere gli effetti delle diffide già inviate. Siamo fiduciosi di avere quanto prima questi incontri ma parallelamente tuteleremo le nostre aziende, i loro soci lavoratori e le famiglie che beneficiano dei loro servizi con tutti gli atti amministrativi in nostro possesso.

Sarebbe assurdo che si colpisca un intero settore che cerca di far emergere il lavoro irregolare, che fornisca servizi di assistenza qualificati e che garantisce il pagamento di contributi previdenziali e fiscali che altrimenti andrebbero risucchiati nel lavoro nero domestico.  

Crescono i professionisti dell’assistenza di ausilio

Il dipartimento Studi e Ricerche di Professione in Famiglia ha condotto una ricerca sul settore delle imprese che forniscono servizi privati di assistenza domiciliare.

Abbiamo chiesto al vicepresidente Bruno Perin l’esito di questa indagine.

Dal 2016, la nostra associazione ha allargato la propria rappresentanza alle imprese che forniscono servizi di assistenza domiciliare. Un settore in crescita in grado di rispondere ad una domanda sociale di assistenza di ausilio familiare che non trovava risposte adeguate tramite le badanti.

Da quell’anno hanno aderito all’associazione oltre 270 imprese.

Ci siamo da subito resi conto dell’utilità sociale che queste imprese ricoprivano sul territorio ma anche le criticità che incontravano per l’assenza di una politica progettuale dello Stato che, troppo frettolosamente delegava la cura della persona al welfare familiare o alle badanti.

Abbiamo quindi cercato di approfondire e quantificare il fenomeno economico, riscontrandone le potenzialità e le criticità e scoprendo un vero e proprio boom di imprese, quasi esclusivamente composto da cooperative sociali di micro dimensione in grado di farsi carico dell’intera fase di assistenza di ausilio, fuori dai classici quanto insufficienti interventi degli enti locali forniti tramite appalto.

Altro elemento caratterizzante è l’occupazione prevalentemente femminile, non solo di coloro che svolgono i servizi (operatrici d’aiuto) quanto di una capacità imprenditoriale in grado di coniugare la progettazione assistenziale con l’organizzazione dell’impresa.

Si tratta di un settore di attività in fase di assestamento e bisognoso di politiche di supporto, proprio perchè si interfacciano con una domanda proveniente da famiglia per lo più con presenza di soggetti non più autosufficienti.

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