La collaborazione tra Professione in Famiglia e ARESAM

Oggi, 20 maggio 2024, è stato sottoscritto l’accordo di collaborazione e di reciproca affiliazione tra Professione in Famiglia e l’associazione ARESAM (Associazione Regionale per la Salute Mentale).

L’intesa è frutto di rapporti consolidati negli anni tra le due associazioni, culminati in un protocollo per progettare insieme percorsi sociali a sostegno delle persone con disagio psichico-sofferenza mentale e le loro famiglie presenti nella regione Lazio.

Vista la delicata e specifica necessità socio-assistenziale si intende lavorare in sinergia per assicurare livelli professionali idonei a garantire servizi qualificati attraverso percorsi formativi mirati e tutelare i particolari diritti non sempre garantiti di queste persone ed i loro familiari.

Al fine di rendere stringente la collaborazione, si è previsto un accordo di reciproca affiliazione mantenendo distinte le rispettive funzioni rappresentative.

I rispettivi Presidenti hanno rilasciato le seguenti dichiarazioni:

Aldo Amoretti – Presidente di Professione in Famiglia

La nostra esperienza decennale ha incontrato tante difficoltà delle famiglie generate non solo da non autosufficienza provocata da decadenza fisica, ma da specifiche patologie ed in particolare demenza senile con suoi sviluppi e aggravanti.

Nel nostro intento che mira alla collaborazione con tutte le entità che possono contribuire ad affrontare nel modo giusto le problematiche abbiamo promosso la convenzione con Assomensana e ci poniamo il problema di formazione degli  addetti alla assistenza; non solo il personale, ma la famiglia stessa.

Con ARESAM abbiamo lavorato sul filone “Amministratori di sostegno” e cominciamo a mettere attenzione a “dopo di noi” che sono filoni importanti del loro impegno.

Con la formalizzazione di questa collaborazione l’intenzione è completare e rendere più efficace l’intervento su tutti i profili del disagio a prescindere dall’età. Un impegno rilevante e al quale siamo decisamente motivati.

 Marinella Cornacchia – Presidente di ARESAM

Possiamo dire che con la firma dell’accordo di collaborazione con Professione in Famiglia abbiamo formalizzato l’inizio di un nuovo cammino con un compagno di strada che conosciamo da tempo e che condivide i nostri obiettivi: sostenere e supportare le famiglie nell’affrontare le problematiche di assistenza. Mai come in questo momento è un’azione richiesta, causa il venir meno, il rarefarsi, dei rapporti sociali, l’aumento delle problematiche economiche e il sempre più difficile accesso ai servizi dedicati se non si hanno strumenti di conoscenza dei propri diritti e di come organizzare modalità ed interventi operativi per migliorare la qualità della loro vita e per dare un futuro il più possibile dignitoso e sereno ai loro congiunti.

Le dichiarazioni congiunte sul Manifesto per l’imprenditoria femminile

Tanti i temi trattati nel Manifesto che si appresta a fare il suo debutto europeo in autunno: titolarità e governance femminili almeno al 51%, definizione unica europea di impresa femminile, fondi strutturali per la nascita e il consolidamento di imprese guidate da donne, bandi che tengano conto della certificazione della parità di genere e dell’equa distribuzione di risorse tra imprenditrici e professioniste. E ancora, tra i punti innovativi c’è un netto sì al salario minimo e parallelamente a ulteriori tagli del cuneo fiscale, Sì al rispetto piano nidi previsto nel PNRR che oggi sembra a rischio, sì a ulteriori investimenti su modello voucher servizi con tetto per singola committenza per agevolare la nascita di soluzioni private di assistenza e cura: un’occasione di imprenditoria femminile e non solo, visto che i white jobs sono tra i pochi impieghi promettenti sul mercato lavoro. Massima attenzione su codice degli appalti perché non sparisca la premialità legata alla certificazione di genere.

Appunti di buon governo che hanno conquistato anche il coordinamento donne di Professione in Famiglia che nell’abbracciare e sottoscrivere il Manifesto hanno sottolineato che “la forte crescita di servizi privati di assistenza domiciliare, composta in prevalenza da donne, sia come operatrici che come dirigenti di primo piano nelle cooperative sociali, e come procuratrici d’aiuto, necessita di un deciso intervento di sostegno verso le famiglie e verso le imprese di questo settore. Sostenere il settore equivale quindi sostenere la peculiarità femminile”

A dare il benvenuto a Professione in Famiglia, ringraziandoli per l’attenzione ai temi in discussione, Vincenza Frasca, presidente del gruppo donne di Confimi IndustriaTrovare così tanta partecipazione alla vita professionale di imprenditrici e lavoratrici è incoraggiante, vuol dire che si è intrapresa la giusta direzione su argomenti che in realtà riguardano il futuro e la ricchezza morale del paese. Siamo felici di veder crescere il numero dei firmatari del Manifesto Start WE Up”.

leggi notizie precedenti

Professione in Famiglia aderisce al Nuovo Manifesto Europeo per l’imprenditoria femminile

Oggi, 27 giugno, si sono riunite le imprese aderenti a Professione in Famiglia che, su richiesta del Coordinamento donne, ha discusso la possibile adesione al “Nuovo Manifesto Europeo per l’Imprenditoria femminile”.

La discussione è stata preceduta da una presentazione della D.ssa Nicoletta Mezzadri, vicepresidente del Gruppo donne di Confimi, promotore del manifesto.

La discussione, che ha visto una folta presenza di imprenditrici del settore di assistenza domiciliare, oltre a rimarcare la rilevante crescita di imprese nel settore e le prerogative al femminile di chi opera al suo interno, denunciano la scarsa consapevolezza della politica e del sociale nel trovare soluzioni innovative che rafforzino l’assistenza domiciliare, in particolare per gli aspetti di ausilio familiare.

La debolezza di questo mercato risiede particolarmente nella domanda. Milioni di famiglie non possono permettersi i costi di servizi sempre più necessari e la risposta ricade quasi interamente sulla componente femminile della famiglia generando dimissioni e rinunce professionali per curare i propri cari.

Con queste premesse l’associazione ha deciso di aderire e fornire tutto il proprio supporto organizzativo e professionale di chi rappresenta per incidere maggiormente nella cultura generale e per una piena consapevolezza etico-morale dell’assistenza alla persona.

Sostenere il settore equivale rafforzare la componente femminile e la società in generale.

Alleghiamo il comunicato di adesione con la nomina di una delegazione femminile che seguirà il progetto.

MENO POLEMICHE E PIU’ RIFORME

COMUNICATO STAMPA

La clausola contrattuale che vede la rivalutazione retributiva annua del lavoro domestico in sede ministeriale ha generato forte preoccupazione nel settore per le ricadute economiche sulle famiglie datrici di lavoro.

Gli incrementi ipotizzati, aggiunti a quelli contributivi, non farebbero altro che aumentare il lavoro irregolare, già fortemente presente nel settore.

D’altro canto, detta clausola ha un valore intrinseco di equiparazione economica nazionale che in sua assenza, potrebbe generare una ulteriore degenerazione sul lavoro di cura della persona e della casa.

In questi ultimi anni il settore ha subito una metamorfosi sociale con un forte calo della presenza di lavoratrici contro una crescita di domanda assistenziale qualificata di ausilio alla famiglia, determinatasi anche dalla pandemia.

L’inflazione sta incidendo significativamente sulle fasce più deboli della popolazione e ciò deve richiamare le forze sociali e politiche ad una maggiore responsabilità sulle politiche da adottare.

È parere comune di tutti gli osservatori del settore sulla necessità di riformare le politiche di settore ancora ferme alla concezione del lavoro domestico come servizio verso la casa, mentre la crescita di cura alla persona sta prevalendo progressivamente, anche con forme inedite di servizi di ausilio familiare. Si va infatti sviluppando un sistema di imprese, soprattutto cooperative sociali, che organizzano servizi qualificati per le famiglie liberandole dalle incombenze di ricercare personale e gestire rapporti di lavoro. C’è ragione di favorire e sostenere questo tipo di imprese che applicano il loro specifico contratto di lavoro.

Pensiamo quindi che sia giunto il momento di una riforma complessiva che modernizzi il settore, partendo dalla possibilità di defiscalizzare interamente i servizi di ausilio familiare, ad una politica di formazione professionale più incisiva e ad un ruolo più coinvolgente degli enti locali e parti sociali nell’integrazione di lavoratori stranieri fortemente presenti nel settore e impossibilitati a regolarizzarsi per i troppo vincoli normativi esistenti.

Pensiamo inoltre che le politiche contrattuali possano e debbano compensare l’aggravio del costo del lavoro attraverso prestazioni più incisive a favore dei datori di lavoro domestico (Cassacolf), parimenti, il Governo dovrebbe superare l’anacronistica esclusione dell’indennità per malattia a favore dei lavoratori domestici.

Chiediamo pertanto che il Governo convochi le parti sociali per definire un percorso comune di riforma del settore, comprensivo anche della rivalutazione delle retribuzioni dei lavoratori domestici.

comunicato ACLI

RIFORMA SULLA NON AUTOSUFFICIENZA – SI RICOMCIA TUTTO DA CAPO?

In zona Cesarini, il precedente Governo, nelle funzioni di ordinaria amministrazione, lascia in eredità a quello nuovo una “scheda” per la riforma a favore della non autosufficienza.

Era da oltre un anno che i vari Ministeri stavano lavorando sul testo di una proposta di legge che permettesse di riformare l’attuale sistema di assistenza socio-sanitaria per soggetti non più autosufficienti.

Parliamo di oltre 3,3 milioni di persone, tendenzialmente in crescita verso i 5 milioni nel 2030.

Una richiesta pervenuta dall’Unione Europea verso tutti gli Stati membri che ha visto notevoli ritardi dell’Italia ad adeguarsi entro il marzo del 2023.

Le maggiori criticità da riformare le possiamo così riassumere:

  1. Maggiore sinergia tra l’assistenza domiciliare sanitaria con quella assistenziale. La prima (ADI) in capo alle ASL e la seconda (SAD) ai Comuni. Troppa distanza tra la cura sanitaria da quella assistenziale. Solo 18 ore medie all’anno di SAD alla persona, pressoché nulla.
  2. Riqualificazione della filiera assistenziale. Dai punti unici di ascolto, alla presa in carico dei singoli casi. Dalla formazione e riqualificazione degli operatori alla regolarizzazione delle badanti.
  3. Carico finanziario eccessivo in capo alle famiglie chiamate a gestire l’assistenza domiciliare.

L’eredità consegnata con la “scheda” interviene solo timidamente sul primo problema, istituendo una cabina di regia nazionale che coordini con le Regioni un modello di maggiore sinergia tra ADI e SAD, definendo i livelli essenziali delle prestazioni sociali (LEPS).

Sui rimanenti due capitoli poco e nulla e per di più ad “invarianza di costi a carico dello stato”. Come a dire: Facciamo una grande riforma ma non ci mettiamo un euro”

Il capitolo delle assistenti familiari è stato completamente cassato, come a dire che lo Stato abdica alle badanti la cura dei nostri cari mantenendo nel sommerso oltre 500mila lavoratrici.

A questo punto la palla passa al nuovo Governo. Potrà cogliere l’occasione per lavorare sul testo di riforma come elaborarne uno ex novo, sperando che si possa coinvolgere tutte le forze politiche del Parlamento per sveltire le scadenze prevista dalla UE. La cosa potrebbe essere fattibile per tre motivi: il primo perché c’è un testo su cui lavorare, il secondo perché tutti i partiti hanno fatto proposte di riforma del settore durante la campagna elettorale ed il terzo perché gli enti locali possano avere un parametro comune di riferimento, senza distinzione di colore politico.

Professione in Famiglia, facente parte del Patto per la non autosufficienza, in compagnia di altre 60 associazioni impegnate nel sociale, sosterrà tutte le iniziative utili a sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni pubbliche al fine di addivenire ad una riforma concreta nel più breve tempo possibile, recuperando i limiti presenti nella Scheda consegnata e rendendo efficiente il sistema pubblico in sinergia con tutti i soggetti associativi e privati del settore.